In difesa del particolarismo etnografico. In difesa del particolarismo etnografico. L'articolo argomenta per valorizzare la singolarità di vite e linguaggi in antropologia, usando esempi come Mapudungun e gaelico.
La particolarità etnografica appare irrimediabilmente fuori moda. Sembra che l’abbondanza di parole, fatti, credenze e pratiche, la loro immediatezza e la loro presenza debbano essere riordinate, appiattite, categorizzate e triturate attraverso il mulino della teoria e del confronto comparativo. Anche nell’antropologia, una disciplina che afferma di rifuggire i grandi progetti teorici o le narrazioni universalizzanti, il particolare etnografico sembra avere poco spazio. Tuttavia, in questo articolo sostengo che non dobbiamo ricorrere al nominalismo etnografico miope, ma abbracciare più pienamente il particolare, e che possiamo rispettare adeguatamente la particolarità, la finitezza e la singolarità delle vite umane senza rinunciare a una ricerca generalizzante di cosa significhi essere umani. Una delle possibilità avanzate è quella di considerare la relazione tra l’antropologo e la particolarità dei suoi dati etnografici e come essa sia indicativa della relazione che i nostri informatori hanno con la particolarità delle loro stesse vite. Più specificamente, voglio concentrarmi su come le persone custodiscono le particolarità del linguaggio; per questo mi baso su di un’etnografia che si occupa di come sia i parlanti mapudungun nel Cile meridionale che i parlanti gaelico nella Scozia occidentale custodiscano la particolarità insita nelle loro lingue specifiche.
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By Sciaria
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